DA JEJU A SEOUL

# Tappa a Gyeongju

Il treno partì dal Busan con una precisione svizzera (anzi coreana xD), ed arrivò con altrettanta puntualità alla meta. Treno pulito, fresco, comodo, un paradiso per chi, come noi italiani pendolari, è abituato a ben altro ogni mattina. La nostra guest house, una tipica casa coreana, con cortile e tetti tradizionali, era veramente carina. Ci arrivammo dalla stazione a piedi un po' a fatica sotto un sole veramente caldo (si era finalmente scoppiato il caldo!!!). Posate le valigie nella nostra camera stile Ondol (letto per terra e niente mobili!!) mangiammo in un ristorante poco distante, una frittatona coreana di verdure e polipo. Gyeongju (경주) famosa per le sue bellezza artistiche, storiche e naturalistiche, nonchè patrimonio dell'Unesco, è stata il set per un drama di grande successo Queen Seon Deok, incentrato sulla figura della regina Seon Deok che regnò in quei luoghi dal 632 al 647. La nostra guest house era di fronte ai famosi Tumuli di Gyeongju, ovvero le tombe dei re e nobili del regno Shilla. Così andammo subito a visitare il Tumuli Park, che forse visto da fuori non rende l'idea e la magia. È una passeggiata in un parco pulito e tenuto benissimo, tra questi tumuli alti e perfettamente costruiti che trasmettono un senso di grandezza ma anche di misterioso e sconosciuto passato.


È possibile visitare all'interno uno di questi tumuli, in cui è spiegato come venivamo costruiti (se si tenta di scavare dal basso crollano, per cui l'unica soluzione è scoperchiarli lentamente dall'alto) e come venivamo tumulati i defunti. Dopo Tumuli Park, visitammo i dintorni a piedi: campi verdi, campi coltivati o fioriti, risaie, arrivando al Cheomseondae (첨성대), l'antico osservatorio astronomico, costruito durante il regno della regina Seon Deok. È una torretta piccola ma costruita con circa 365 pietre, come i giorni dell'anno, fatta di 12 piani, come i mesi. Si narra che venisse utilizzato per osservare il firmamento. E poi il pezzo forte, l'Anapji (o padiglione Anap - 안압지), un luogo meraviglioso.
Questa zona fu costruita dal re Munmu nel 674 per la sua corte. Tanti palazzi e padiglioni avvolti da una splendida natura, un lago artificiale, boschi dove al tempo vivevano animali anche esotici. Purtroppo, essendo praticamente tutta l'architettura coreana in legno, anche questi palazzi andarono distrutti nelle varie invasioni e guerre. Esiste un plastico molto grande che rende l'idea di come era la zona e due padiglioni sono stati ricostruiti interamente, e vi assicuro che l'effetto è veramente impressionante. Nel parco si può fare un giro per il bosco, mentre in sottofondo si diffonde una musica antica stile coreano, si arriva ad una piccola zona terme ed in un boschetto di bambù. L'atmosfera è surreale e camminando tra gli aceri ti sembra di tornare indietro millenni quando quello era un luogo popolato da animali esotici, quando quelli erano i luoghi dei festeggiamenti della corte.

Prima mezza giornata a Gyeongju veramente ricca! La sera cenammo a base di Mandu (si lo so siamo drogati di questi ravioloni coreani), e poi passeggiata nel piccolo ma vivace centro della cittadina. Il giorno successivo, di prima mattina, affittammo le biciclette ed osammo prenderle per due giorni! Gyeongju si trova in una bellissima piana, tra risaie e colline e ci sono molte piste ciclabili, che conducono in varie direzioni ricche di luoghi storici. Così ci avventurammo verso il famoso tempio di Bulguksa (불국사), che sulla cartina appariva abbastanza vicino, ma che in realtà non lo era, ed inoltre la pista ciclabile a volte non esisteva o era poco praticabile nonostante sulla cartina risultasse. Arrivammo alla base di questo parco dove si trovava il tempo, lasciammo le biciclette e a piedi per dieci minuti in salita arrivammo all'entrata. Dopo aver varcato il portone e superato delle scale, il tempo ci si presentò in tutta la sua magnificenza. Come appare in foto è imponente con i due scaloni laterali.




Il tempio vale veramente la visita, possiede moltissime pagode, sale, Buddha di vario tipo, come varrebbe anche il Grotto (una grotta con Buddha scolpiti rivolta verso il mare), che noi non riuscimmo a visitare perché richiedeva altra strada a piedi in ripida salita ed eravamo esausti per tutta la strada che avevamo percorso in bicicletta. E fu un peccato perché ci dissero che valeva la pena visitarlo. Mangiammo in un ristorante ai piedi del tempio, dove una vecchina cucinò sul momento un ottimo bibimpap per me mentre le nostre fiere biciclette ci aspettavano fuori pronte per altri chilometri. Al ritorno decidemmo di percorrere un'altra strada, che ci portò verso una zona verde di alberghi e resort su un lago artificiale. La zona era molto bella, e godibile con la bicicletta (meglio dell'altra strada!); intanto il sole stava lentamente calando e il caldo era meno opprimente. Durante il percorso, ci fermammo anche in un villaggio, dove vendevano manufatti in terracotta che riprendevano la tradizione coreana dell'epoca Shilla. Fummo letteralmente coinvolti da questa zona e acquistammo qualche vaso, giusto per riempire i cestini nella nostra bicicletta! In serata tornammo nel centro di Gyeongju, mangiammo bulgoghi in stile tradizionale (seduti per terra), e passeggiamo tra i negozi aperti fino a tarda sera.

Il terzo giorno in questa splendida cittadina, decidemmo di visitare la pagoda in pietra, Buhwangsa, l'unica esistente ancora in Corea, che doveva essere molto più grande ma sono rimasti tre piani. Da poco c'era stata la festa di Buddha (maggio) e c'erano ancora tutte le lanterne colorate appese che colpivano gli occhi e il cuore. La nostra meta successiva era il monte Namsan e per arrivarci, passammo per alcune stradine, tra le risaie e gli aironi che meritarono più di una foto e video. Ci rendemmo conto però che la strada era un po' lunga e avrebbe comportato al ritorno una salita non indifferente da percorrere in bicicletta, così cambiammo programma (vista anche la stanchezza) e decidemmo di visitare il Museo Nazionale che era gratuito. La visita fu piacevole e per niente pesante, parecchie sale, divise tra tre edifici, riportano molti resti trovati nella zona, la ricostruzione di un tumulo e la spiegazione della tecnica costruttiva, varie statue di Buddha, insomma un affresco della storia coreana principalmente del periodo Shilla, uno dei periodi culturalmente più vivi per la Corea. Restituite le biciclette, dopo aver cenato fusion giapponese/coreano, ci recammo all'Anapji, dove era in corso uno spettacolo di musica tradizionale. E tutti avevamo avuto la nostra stessa idea! C'era un traffico esagerato, così scendemmo dal nostro taxi ed andammo a piedi per l'ultimo tratto. Lo spettacolo fu veramente emozionante, musica, balli, tamburi tradizionali in mezzo a quel luogo illuminato e magico. Terminato lo spettacolo fu possibile girare per il parco e non fummo gli unici che scattammo tante foto, il panorama era veramente invitante e meritava mille e mille scatti. Nel lago fermo si riflettevano le pagode e gli alberi illuminati, in uno scenario da cartolina. Il giorno successivo di buon ora, salutammo questa splendida cittadina storica. Si ritorna a Seoul!



# Tappa a Seoul

Il KTX è un bellissimo treno, raggiunge i 300 orari senza accorgersene, è pulito, tecnologico, economico lontano anni luce dai nostri treni. Così nel tardo pomeriggio mi ritrovai a Seoul per la terza volta. Molte cose erano uguali, alcune erano cambiate, ma era Seoul, la bellissima capitale sud-coreana. Sentivo un misto di nostalgia e desiderio di abbracciare nuovamente questa fantastica città con le sue mille luci, le tantissime persone, le sue bancarelle, i suoi contrasti. Raggiunta la nostra guest house, in fronte a Deokgung Palace, vicino alla Anguk station della metro e alla pittoresca In-sadong, posammo i bagagli, ci cambiammo e ci dirigemmo a Myong-dong per una bagno di folla e una cena. Purtroppo il ristorante che ricordavo non c'era più (ma sono passati 4 anni!!) però mangiammo in uno dei tipici locali coreani con anche tanti tavoli all'aperto, un po' messi alla rifusa, un po' raffazzonati, ma dove c'è pieno di gente, si mangia bene e si spende poco. Si dimenticarono di portarci del riso e il proprietario per scusarci ci offrì anche una zuppa.
Myong-dong non è cambiata tanto, di sera è sempre affollata, con tante bancarelle che vendono cibi e vestiario, mentre i negozi son cambiati, e anche Zara è arrivato in Corea. Lunedì di shopping, ohhh! Come mi piacciono queste giornate. Dopo una bella colazione al Paris Croaissant, che vi fa supporre, giustamente, che si tratti di cibo europeo, ci tuffammo in In-sadong. Quella è rimasta uguale, una piccola insenatura tradizionale tra la modernità delle zone che la circondano. E basta prendere una viuzza a destra per trovare degli angoli così suggestivi che sembra di essere in un Folk Village. Lo shopping andò benissimo, anzi iniziavamo a preoccuparci per i numerosi pacchetti e pacchettini da sistemare nelle valigie. Con grande mie gioia ritrovammo famoso Gun, ristorante conosciuto per i suoi mandu - praticamente fanno solo quelli da generazioni - buonissimi!!! Che altra scorpacciata! Camminare per Seoul ha sempre fascino, c'è sempre gente, file di negozi, bancarelle, mercati, persone, luci, suoni, non ci si annoia mai.


Era già più di una settimana che camminavamo e i nostri piedi, nonché la gambe e la schiena ci chiedevano una pausa. Seguendo i consigli della fidata Lonely Planet (che però in questo viaggio ci ha deluso in qualche punto…), prendemmo un bus per Icheon (attenzione non la località dell'aeroporto internazionale), a sud di Seoul. Dopo un'oretta di bus, dove immancabilmente mi sono addormentata, arrivammo in questo paese rinomato per due stazioni termali. Come consigliava la guida andammo al Miranda Hotel. Rimasi un po' delusa nel vedere che questa stazione termale tanto decantata nella guida non era altro che una versione più grande di quella che avevo provato due anni prima a Seoul, e pure più cara. Ma oramai eravamo lì! Saune e relax misto uomini e donne; bagni, rilassamento in zone separate (dove si va nudi). Provammo qualche sauna, compresa quella a 100°, quella con sale, quella fredda. E poi dopo il pranzo andai nella zona riservata alle donne, dove prima procedetti al lavaggio del corpo (non ci si immerge nella vasche “sporchi”) e poi mi rilassai nelle varie vasche, acqua calda, caldissima, aromatizzata al the, alle erbe, a qualcosa di coreano che non ricordo, idromassaggio, cascata di acqua per rilassarsi, percorso per i piedi, acqua fredda per tonificarsi e poi un bel lavaggio finale con tanto di catino di acqua in testa (come abbiamo visto tante volte nei drama o anime). Sicuramente uscimmo da quella struttura con un altro aspetto, più leggeri e rilassati. Una pausa ci voleva proprio. Poi di sera, dopo la cena, ritornammo nuovamente al Cheonggyecheon, il canale nel centro della città, un luogo veramente suggestivo. Decidemmo di dedicare il nostro terzo giorno a Seoul al palazzo che si trovava a pochi metri dalla nostra guest house, il Changdeokgung (창덕궁). Dal momento che era possibile visitarlo solo con guida in inglese e questa partiva alle 10,30, decidemmo prima di far colazione e quindi di visitare la zona sopra la stazione Anguk, una zona finora a me sconosciuta che si rivelò un piccolo tesoro. Pochi metri a piedi e si arriva in una zona che pare lontana chilometri dai grattacieli e dal rumore della metropoli. Il Buchon Hanok è un villaggio tradizionale, con case tipiche, viuzze e scalinate in salita, scorci antichi, silenzio rotto solo dal cinguettio degli uccellini.


Peccato che il tempo fosse poco perchè la gita prevedeva di proseguire ancora più a nord, verso il verde i monti, dove il parco nazionale Samcheong entra nella città. Sarà per un'altra volta ovviamente! Il palazzo Changdeokgung è stato abitato fino agli anni '70 del secolo scorso, dall'ultima coppia reale della dinastia Jeoson (i due figli della coppia sono morti entrambi senza lasciare eredi). Un palazzo simile, nell'architettura, nei colori, nella struttura, agli altri palazzi reali di Seoul.


Il sole era molto caldo, nel tardo pomeriggio, dopo aver passeggiato ancora per la città, prendemmo un bus per andare a visitare la Seoul Tower, sul monte Namsan. Arrivammo sulla torre con un ascensore veloce (ma come quello de 101 di Taipei!), e la vista da lassù era proprio bella, ancora migliore quando cala la sera e le luci si accendono. La Seoul Tower ospita due ristoranti (cari) e un negozietto di souvenir, mentre al piano terra c'è un museo degli orsetti Teddy Bear (dove ovviamente dei giapponesi sono entrati) e qualche locale. Tornati in pianura decidemmo di cenare al ristorante cinese a Myong Dong, che poi era un cinese fusion con il coreano, ma molto buono (anche se i ravioli al vapore non possono concorrere con i miei mandu) e quindi uno spettacolo di musica, balli e tamburi tradizionali a City Hall e poi una bella passeggiata sul Cheonggyecheon (청계천), il canale che attraversa il centro della città, che di sera si illumina con luci, colori, gente. Un luogo splendido che attira turisti e cittadini nelle belle serate estive.



Si avvicina la partenza, godiamoci questi due ultimi giorni! Il giovedì andammo a visitare Gangnam (강남구), il quartiere al di là del fiume Han, nuovo, moderno, ricco, pieno di gente e negozi. Ed in quella confusione di strade e persone, riuscii a ritrovare un piccolo ristorantino molto economico che serve kimpap, omorice, e altre specialità coreane a prezzi ottimi! Nel quartiere più moderno della città non potevamo evitarci un tocco di europeismo e così ci strafogammo in una bella coppia di gelato Haegen Datz (che ha un gelato che non vale un granchè rapportato ai nostri gelati artigianali, ma lì è il meglio che si può trovare) che ci rinfrescò dal caldo e dal sole. Nel pomeriggio arrivammo ad Apujeong (압구정동), la zona più ricca di Gangnam, dove abitano molte star. E lì notammo la diversità della zona, niente bancarelle di cibo coreano per strada, niente locande che servono cibo a poco prezzo, niente odore di cibo per strada, macchine di lusso (europee), ristoranti di cibo straniero, in primis italiano, negozi di abbigliamento firmato etc. Per pura fortuna, ma veramente pura fortuna riuscii a capitare davanti al Caffè Bene, dove hanno girato alcune scene del drama Coffee House con Kang Jihwan. Se penso a quante strade e stradine commerciali ci sono a Apujeong, non credo ancora a quello che riuscimmo a trovare. Scendemmo ad una fermata a caso del bus, dove ci sembrava ci fosse più gente poi iniziammo a camminare in una via quasi pedonale e dopo pochi metri ecco la caffetteria con tanto di manifesto del drama fuori.

Una capatina all'interno con foto nella zona dove hanno girato il drama, una bibita fresca e poi via verso il Bampo Brigde, un bellissimo ponte dove ogni sera ci sono giochi di acqua e luce. Eravamo tanto speranzosi di vedere questo spettacolo ma non riuscimmo ad arrivare al ponte. Dall'uscita della metropolitana, dove c'era stato detto che ci sarebbe stato in punto informazione, non trovammo nulla e quindi iniziammo a chiedere ma senza successo. Alla fine passammo sopra il ponte con il bus senza capire come arrivare sotto per vedere il fantomatico spettacolo. L'ultimo giorno a Seoul fu dedicato in mattinata agli ultimi acquisti (cibo coreano, padella per il bulgoghi etc,,) e visita al mercato Dongdaemun. Fu molto interessante leggere, in una galleria di questa immensa ed antica zona commerciale, la storia del luogo, le foto antiche (Seoul negli anni 60 era veramente tutta una baracca!), la copertura del canale Cheonggyecheon (청계천) e scopertura in tempi recenti rendendolo un luogo di piacere per la popolazione. Per la cena vedemmo una amica di una nostra amica coreana che vive in Italia, la quale ci portò a mangiare bulgoghi piccante. Poi un caffè in uno dei “espressamente illy” presenti a Seoul (lei adora il caffè italiano…e come dargli torto), poi verso il Bampo Bridge. Questa volta, con la guida personale, non avevamo paura di sbagliare. Lo spettacolo, che iniziò pochi minuti dopo il nostro arrivo, fu molto suggestivo e durò circa 15 minuti. La nostra ultima serata a Seoul era terminata e sembrava quasi che la città, la Corea volesse salutarci con quelle luci che illuminavano il ponte e il maestoso fiume Han...

Durante la notte iniziò a piovere fortissimo e il sabato mattina facemmo una corsa tra le pozzanghere e la pioggia per prendere il limousine bus dell'aeroporto. Beh! Meglio che sia iniziato a piovere quando ce ne andavamo via. L'ultimo saluto alla Corea però fu ancora in aeroporto dove c'erano due grandi stand dell'ente turismo coreano che proponevano attività tipiche coreane - se avevi abbastanza tempo prima dell'imbarco. Noi provammo a scrivere in lingua Hangul su una stele di stoffa con una sorta di pennello (un po' piccolo per la verità) il mio nome coreano e il saluto tipico coreano…ed ora a casa abbiamo anche questo ricordino. Poi via verso Parigi con l'aereo azzurro della Korean Air. Si torna nella vecchia Europa.


Riflessioni sul mio viaggio

Che dire, forse la terza volta in Corea mi ha mostrato con più evidenza tanti aspetti della cultura coreana che prima, forse perchè non ci avevo fatto caso tanto era l'entusiasmo, forse era troppo impegnata in altro, non avevo notato. I coreani hanno un grande senso della comunità, e sono convita che dovremmo imparare tanto da loro in questo campo. I beni pubblici sono importanti, il singolo individuo però decisamente meno. Ho assistito ad una scena un po' strana di un' ambulanza a sirene spiegate, che tentava di passare nel traffico di Dongdaemun, mentre le macchine a mala pena, provavano a spostarsi e i pedoni attraversavano come nulla fosse, invece di attendere che passasse il mezzo. Il confucianesimo è la base della società coreana, la quale sta cambiando rapidamente negli ultimi anni, grazie (o a causa – dipende dai punti di vista) alla globalizzazione, ma questo atteggiamento, questa filosofia è ancora presente soprattutto nella popolazione anziana. È necessario rispettare chi è sopra di te, sia il tuo capo, il tuo maestro, tuo padre, l'anziano; ma non si tratta di quel rispetto che intendiamo noi. Un anziano passa davanti alla fila con arroganza, un capo ti obbliga a fare delle cose perché tu sei sotto di lui e non puoi replicare (esempio classico gli impiegati che dopo il lavoro, terminato quasi sempre ad ora tarda, devono mangiare fuori con colleghi e capi per paura di essere licenziati o ridimensionati se non accettano), tuo padre può decidere cosa tu devi fare o no anche da adulto, e tu non devi mai fare nulla che faccia vergognare la tua famiglia. Detta così sembra che i coreani vivano in un "moderno" medioevo: io ho percepito questo atteggiamento nella cultura coreana, ma ho anche percepito la modernità dei giovani e sono sicura che le cose stiano cambiando molto, anche se credo che il confucianesimo non possa sparire totalmente dalla loro cultura. Nella società coreana, così rispettosa e dedita al bene comune, è carente l'assistenza sociale così la sera, soprattutto a Seoul, tanti poveri e barboni nella metropolitana (mi chiedo come facciano d'inverno quando le temperature vanno sotto zero), tante vecchiette sedute nella metro con il loro viso solcato dagli anni, che provano a vendere qualcosa (pacchetti di chewingum, dolcetti di riso…) per sentirti ancora utili alla famiglia e al paese, persone con problemi fisici o menomati (senza gambe, braccia) che chiedono elemosina facendo sentire la musica agli angoli delle strade seduti su carrelli di fortuna.

Insomma la Corea non è solo quel mondo patinato nelle boyband, delle stelle dell'entertaiment, degli award ai drama, delle pubblicità ultra moderne (e in merito a questo mi rendo conto di quando gli attori guadagnino perché prestano il loro volto per qualsiasi pubblicità possibile…), della Apgujeong scintillante, ma è anche ed ancora il paese dei fili volanti per strada (la sicurezza elettrica questa sconosciuta...), dei bagni di plastica anziché ceramica, delle case che assolmigliano a rifugi di fortuna in molti casi, con infissi di pessima qualità, senza un poggiolo, terrazzo, fiore, dei palazzi tutti uguali altissimi e numerati. D'altro canto i beni che “servono” alla comunità sono perfetti: treni puntuali, puliti, precisi, metropolitane ultra moderne, autobus frequenti ed economici, una compagnia aerea di grande qualità ed efficienza (il suo staff è stato premiato come miglior staff iun particolare evento). Tutte strutture di grande orgoglio che noi in Italia stiamo totalmente perdendo (o abbiamo già perso?). Gli uomini, soprattutto anziani ma, ahimè, anche qualche giovane, “scaracchiano” per terra. Questa è una delle cose che, anche nel mio paese, odio di più e mi va veramente ribrezzo, ma sono abituati così... La società coreana è ancora sicura: ragazze giovani, belle con minigonne e magari tacchi vertiginosi girano anche di sera, anche in metropolitana, sole senza nessuna preoccupazione. Le città, soprattutto quelle grandi, sono sempre sveglie, i mezzi pubblici efficienti e ben integrati al sistema taxi, che è economico, veloce e pratico nonchè molto utilizzato. La cucina coreana, come molti appassionati sanno, è variegata e adatta a molti gusti. C'è il piccante ma può essere totalmente evitato o limitato in alcuni piatti, c'è riso, ci sono verdure, carne, pesce. Il cibo in Corea costa ancora poco: se escludiamo i ristoranti di lusso, il resto dei ristoranti, taverne, trattorie, self service etc.. è veramente economico, paragonato all'Italia. Si può mangiare in una trattoria tipica coreana a pranzo (ma anche cena), con 6 euro a testa. Ma anche mangiare lo Shabu Shabu in un ristorante coreano di buona qualità costa circa 20 euro a testa...e stiamo parlando di carne nostrana cruda, tagliolini, verdure e contorni vari. Il concetto di poter mangiare “bene” con pochi euro in pratica, concetto che da noi si è perso per svariati motivi. Un paese con grandi infrastrutture, che investe molto su strutture pubbliche, che ha aziende famose e potenti in tutto in mondo (Samsung, LG, Daewoo), ma che nelle campagne ha ancora una vita rurale, fatta di ritmi diversi, che ha fili elettrici volanti in tutte le strade, che vende pesce essicato per strada, che ha motorini truccati e adattati alle esigenze del conducente (solitamente una sorta di pony express privato) che viaggiano per strada, contromano, sui marciapiedi operando manovre pericolosissime, che accanto ai mega centri commerciali, ha bancarelle di ogni tipo dove la popolazione vende cibo crudo o cotto o su tavolini e sedie di fortuna serve cene per strada agli impiegati usciti dall'ufficio ad ora tarda. L'Italia, bene o male, è tutta più sviluppata e le zone di campagna sono spesso quasi più accoglienti ed invitanti di una città. In Corea la situazione sta cambiando lentamente, dopo la fuga dalle campagne nei decenni precedenti, ma ancora la grande metropoli è il fulcro di economia, divertimenti, lavoro, soldi, eventi, cultura che attira milioni di persone. In ogni caso, nonostante i difetti e le diversità, continuo ad amare questo paese e ad esserne affascinata. Un viaggio in Corea è sicuramente indimenticabile, se non fosse per la totale differenza di cultura e l'approccio ad un mondo così lontano dal nostro. Basta andarci, come è necessario fare ogni volta che si parte per un'avventura, con una mentalità aperta, totalmente epurata dai nostri schemi culturali (relativi a cosa è bello, cosa è brutto, cosa è giusto, cosa è sbagliato, cosa è buono, cosa è cattivo etc...). Insomma, visitarla a mente libera.