DA JEJU A SEOUL

# Tappa a Jeju Island

E siamo a tre! Terza volta sul suolo coreano, stessa emozione di tornare in quei luoghi e di visitarne altri nuovi ed affascinanti. Solito volo Parigi - Seoul, operato dalla Korean Air, servizio impeccabile e primo incontro con la Corea nella scelta del pasto (un bibimpap un po' fasullo, ma sempre bibimpap era). Il viaggio è stato fantastico, perché avevamo il sedile vicino al nostro vuoto, quindi ci siamo allargati e riposati per tutte le 10 ore. Incheon è sempre un aeroporto splendido, non a caso uno dei migliori al mondo. La temperatura non era alta, come mi era stato detto, anzi c'era un venticello freddino. Abbiamo atteso il nostro bus per Gimpo pochi minuti, come usuale in Corea, e ci siamo diretti verso l'aeroporto nazionale di Seoul. Il Gimpo è un aeroporto decisamente più piccolo, ma comunque efficiente e organizzato, così in pochi minuti abbiamo fatto il check-in, per il nostro volo che ci avrebbe portato nell' isola di Jeju. Altra ora e mezza di volo, sempre Korean Air, e quindi finalmente sulla terra ferma, dopo quasi 14 ore!

Il clima anche in quest'isola a Sud della Corea non era caldo, il venticello fresco continuava a soffiare e io già mi stavo preoccupando, per la mia valigia piena di abiti estivi. Con un pullman, arrivammo vicino alla nostra guest house, un posticino veramente carino e consigliabile. Pulito, moderno, con camere semplici ma spaziose, wireless, bagno ampio & insomma la YEHA guest house ci fece quindi subito un'ottima impressione e ci confermò i buoni commenti che avevamo trovato su internet. Dopo un breve riposo e una doccia rigenerante decidemmo di andare a cenare, ma ci perdemmo e arrivammo in una zona un po' buia della città, con pochi locali e poche persone. Capiremo dopo che una delle due zone centrali non era tanto lontana da dove eravamo finiti. Riuscimmo in ogni caso a mangiare in una locanda/trattoria piena di coreani che bevevano e mangiavamo da chissà quante ore. La signora gentile, ma senza un minimo di vocabolario inglese, alla fine ci portò del galbi (갈비), che era una delle poche cose che, nel poco tempo che ci aveva dato a disposizione, eravamo riusciti a capire dal menu appeso sopra la cucina. E ci fu la prima abbuffata di carne alla brace, buonissima, in quantità industriale, con i soliti contorni coreani e una zuppa di pesce come finale; eravamo già cotti da tutto quel cibo, per spendere poi non più di 12 euro in due! La nostra passeggiata proseguì, ma sempre nella direzione sbagliata, per cui vedemmo poche persone e pochi locali tanto che pensammo di essere in una città deserta della Corea. Il giorno successivo, sabato, ci dirigemmo verso sud vicino alla città di Seogwipo (서귀포) a visitare Jeongbang (정방폭포), ovvero le bellissime cascate che si tuffano quasi direttamente in mare, che si trovano in uno splendido parco.


Il secondo nostro obiettivo era il giardino botanico che, dalla guida, risultava veramente unico e imperdibile. Ma la sfiga ci vede benissimo e noi, su 365 giorni all'anno capitammo lì il giorno del summit tra Corea, Giappone e Cina, e i politici avevamo deciso di visitare proprio quel giardino che quindi era chiuso al pubblico. Avremo sempre il rimorso di sapere come sia realmente questo luogo. Approfittammo però per fotografare il "simbolo" dell'isola, Dol hareubang (돌 하르방), ovvero statua di circa 3 metri, fatta con pietra lavica dell'isola. che rappresenta un simpatico anziano cicciottello, e che protegge dagli spiriti maligni (ovviamente ne abbiamo acquistato uno, non potevamo esimerci). L'isola è disseminata di queste simpatiche statue portafortuna.



Così ci recammo a visitare altre cascate, Cheonjiyeon (천지연폭포), un luogo molto affascinante con un bellissimo laghetto azzurro, ponti sospesi tra profonde gole, natura selvaggia, fauna e flora molto tropicale, il tutto vicino al centro abitato.





Successivamente visitammo le colate laviche di "nonricordoquantotempofa", che a contatto con il mare presero forme veramente originali e meritano una visita; infatti c'erano moltissimi turisti che come noi scattavano foto.



Ritornati con il nostro pullman di linea da 1000 Won (meno di un euro) alla base, scoprimmo finalmente il centro di Jeju-si (제주시), dove c'era molta gente nonchè ristoranti, locali, negozi e mangiammo in un localino molto semplice ed economico, in cui gustammo i piatti tipici della cucina coreana: ancora un po' di bibimpap, mandu fritti, zuppe etc... mentre, come nella migliore delle tradizioni, la proprietaria che cucinava si guardava un drama in tv. Domenica programmammo di andare a visitare il Seonsgsan Ilchulbong (성산일줄봉 - ovvero "Il Monte dove sorge il sole"), il cratere del vulcano spento che attira migliaia di visitatori. Ci arrivammo con l'autobus, più un pezzo di strada a piedi. Anche in questo luogo trovammo moltissimi turisti, la giornata era bellissima ma sempre un po' fresca (i miei pochi abiti pesanti stavano iniziando a scarseggiare). La vista dall'alto con cratere e rocce a picco sul mare è spettacolare, come tutta la costa intorno.




Vista la bella giornata e il suggerimento della nostra guida Lonely Planet, prendemmo due biglietti per la piccola isola di Udo, che si vedeva di fronte alla costa. Fu però una scelta un po' triste, perché dalla biglietteria non ci informarono che il traghetto sarebbe arrivato nel porto più a nord, così noi appena sbarcati e per un'oretta buona, pensammo di essere nel porticciolo più grande a sud, decidendo quindi di prendere una strada che doveva essere panoramica, ma che invece si rivelò poco interessante. Ce ne rendemmo conto dopo un po' vedendo una cartina sulla strada, il che ci fece irritare perché nel frattempo avevamo perso già un'ora buona di cammino. Udo è un'isola vulcanica, per cui le spiagge sono nere e rocciose e si vedono donne con addosso gli immancabili cappelli larghi di paglia, che a riva tra queste rocce, raccolgono frutti di mare e alghe. Di Udo sono anche molto famose le haenyo - ovvero le donne del mare, donne che sono - e per meglio dire oramai "erano" - presenti anche a Jeju e che dall'età di 8 anni si addestravano per la pesca subaquea senza utilizzo di bombole e attrezzi, riuscendo a stare sottacqua trattenendo il respiro più di 3 minuti). Tornammo quindi rapidamente su Jeju, senza fare il giro panoramico che ci eravamo proposti, e quindi verso l'interno visitammo l'antica capitale dell'isola, Seongeup Hanok Village (성읍민속마을). Un piccolo paesino che il governo coreano ha finanziato abbondantemente per il mantenimento delle tradizioni e delle case tipiche. Così tra le viuzze e le case antiche, tra signore gentili che ci invitarono ad entrare nei cortili delle loro abitazioni, vedemmo da vivo la storia dei " tre pali" all'ingresso delle case, che stanno ad indicare se la famiglia è in casa, se tornerà presto, se si può entrare anche se loro non sono presenti, se sono vicini nei campi a lavorare etc...


Tornati a Jeju-si scoprimmo l'altro centro vitale della città, un po' più a sud, dove mangiammo in un ottimo ristornate coreano, di livello un po' più alto dei precedenti. Un Bulgogi e una frittata fresca squisiti, ed ancora riso, zuppe, contorni. Una cena ottima!!! Tornati alla guest house con il taxi, che in Korea sono veramente economici e veloci, preparammo le valigia per la partenza nel pomeriggio del giorno successivo. Avevamo però ancora una mattinata disponibile a Jeju-si prima che il nostro volo ci portasse a Busan, così visitammo l'unico sito storico della città, un palazzo antico reale, ricostruito sulla base dei resti ritrovati (situazione molto tipiche per i resti storici coreani che erano in legno e quindi il tempo ha inevitabilmente deteriorato).




Prima di salutare Jeju, questa bellissima isola, vorrei citare un detto coreano che dice "A Jeju ci sono vento (바람), donne (여자) e pietra (돌 - 바위), ma non ci sono le porte (대문), i barboni (거시) e i ladri (도둑)". Queste ultime tre caratteristiche che mancano all'isola sono dovute alla sua storia: Jeju è sempre stata un luogo povero, dove la terra dava poco riso e poca verdura, vivere sull'isola non era semplice, per cui i ladri e i barboni non avevano convenienza a arrivare.




# Tappa a Busan

Busan è definita da alcuni la “napoli coreana”, ma a me non ha fatto questa impressione. Sicuramente Seoul ha un altro impatto, Busan è una città grande, la seconda della Corea, che vorrebbe essere metropoli ma ancora non ci riesce. Ad ogni modo, merita una visita, sia per la gente, la vita, i locali, sia per il mare e le bellezze storiche. Arrivati nella nostra piccola guest house, non lontana dal centro, e posati armi e bagagli, cenammo in centro in uno dei tanti locali della zona, una cena però un po’ troppo sul piccante per i miei gusti, ripagata dopo da un super caffè-latte Lavazza e dolcino in uno dei mille caffè stile europeo che invadono le città koreane (Paris Baguette, Donkin’ Donuts, Coffee Beans, Crown Backery, Caffè Bene etc…). Il giorno successivo il tempo non era bellissimo, ma fortunatamente non pioveva, anche se c’era ancora una temperatura non proprio estiva. Visitammo il Taejongdae (태종대), un promontorio che è parco naturale con bei panorami sulla città e sul mare, tramite un trenino turistico. E quindi via per il Jagalchi market, il famoso e più grande mercato del pesce della Korea.



Personalmente non ci tenevo molto a visitarlo, non amo vedere gli animali vivi in vendita, ma la visita però ebbe un significato perché riuscimmo a mangiare degli ottimi mandu (안두) in un piccolo negozietto gestito da due ragazzi gentilissimi che ci mostrarono anche la preparazione dal vivo (il tutto mentre ci stavamo strafogando in questi ravioloni di carne e verdure al vapore buonissimi). Nel pomeriggio raggiungemmo, con qualche difficoltà iniziale, un tempio buddista sul mare Haedong Yonggungsa (해동용궁사), un po’ fuori Busan. Una zona dove finalmente c’erano villette degne di questo nome, con giardini, fiori, tutto diverso dai palazzoni tipici delle molte città coreane. Il tempio era incantevole, lontano da tutto e tutti, costruito sulle rocce, sopra il rumore del mare. C’erano tantissime piccole statuette di Buddha, attorno ad un dragone, una statua grande di Buddha dorata e ancora tante stanze e locali in legno. Immancabile la foto vicino al mio segno dello zodiaco cinese :)






Sulla strada del ritorno, ci fermammo prima alla famosa spiaggia di Haeundae (해운대), distesa di sabbia finissima (peccato che il tempo non era bello e non c'era ancora il clima per fare un bagno). E poi a Gwangalli (광안리), altra spiaggia bianca che davanti ha un lungo ponte, il quale di giorno rovina la vista sul mare, mentre di notte è illuminato e fa proprio un bell’effetto. Così passammo la serata davanti ad un cappuccino e una fetta di torta al cioccolato rigorosamente stile europeo (sui dolci non si c'è scelta ^^) a goderci il panorama ad un Pascucci Cafè.



Martedì, secondo giorno intero a Busan, avevamo come meta mattutina la libreria Kyobo, per comprare alcuni libri e gadget, poi pranzo con il nostro amico italiano che si trovava in città per lavoro (dovevamo mangiare lo shabu shabu, ma il ristorante era chiuso) e poi visita al tempio Beomeosa nel pomeriggio. Si tratta di un tempio grande e molto interessante, dove è anche possibile soggiornare con il progetto Templestay. Non distante (ma sempre con il bus) arrivammo a Geumjeongsanseong, la più grande montagna fortificata della Corea. Anche se oramai poco visibili, la vegetazione nasconde i resti della fortezza che risale al 1703 costruita sotto il Re Sukjong per motivi di difesa. Si raggiunge con una funivia (che difficile fu trovarla!!) che offre una vista molto spettacolare della città, fino al ponte Gwangalli, la spiaggia Haeundae e i vari quartieri della città a ridosso dei monti verdi.

Il giorno successivo, dopo la solita abbondante colazione in stile europeo al Paris Baguette ci recammo con il taxi alla stazione per prendere il treno che ci avrebbe portato a Gyeongju, l’antica capitale del regno Shilla, ricchissima di monumenti.