COLAZIONE A SEOUL

# Primo Giorno - Mercoledi 01/11/2006

Quando mi trovavo diretta verso l'aeroporto della mia città non mi ero ancora resa conto di dove stavo andando... Nel giro di 10 ore avrei toccato il suolo coreano ed ancora ora ripensando a quello che è successo e alla esperienza che ho avuto la fortuna di provare, non mi sembra vero...mi è sembrato un sogno lungo 7 giorni che non dimenticherò mai.
I miei primi passi a Incheon, aeroporto internazionale di Seoul a circa 100 km dalla città, sono stati così emozionanti.

Finalmente ero in Oriente, nella terra del calmo mattino. Solo grazie alla fisionomia delle persone che stavano attorno a noi e alle scritte dei vari duty shop mi resi veramente conto che ero arrivata nella capitale coreana. Chiedere informazioni fu molto semplice, la gentilezza e cortesia dei popoli asiatici si confermò alla prima domanda...così in poco tempo io e la Curry in quell'enorme ma ordinato e preciso aeroporto (niente a che fare con il Charles De Gaulle di Parigi che è un vero casino!!) eravamo pronte sul marciapiede ad aspettare il pullman n. 1 che ci avrebbe portato in centro nella zona del nostro hotel. Eravamo stanche ma la mia felicità superava ogni segno di affaticamento dovuto ad viaggio e al fuso orario e così iniziammo a scattare foto idiote con il cellulare per inviarle alle nostre amiche rimaste in Italia; la Curry fumò la sua prima sigaretta in Corea e poco dopo il pullman arrivò alla fermata. Eravamo le uniche due passeggere e, mentre la Curry si addormentò poco dopo, io continuai a guardami attorno osservando il panorama che da campagna si trasformava lentamente in città...nella città di Seoul, una metropoli da 10 milioni di abitanti. Prima di vedere i grattacieli tipici della grandi metropoli, attraversammo quartieri e quartieri di case piccole, basse, arroccate, abbarbicate, ammassate da cui si dipanavano vicoli stretti, lunghi fili della luce da un cornicione all'altro, botteguccie di svariati generi e tanta gente.

Poi il cuore della città, la folla che camminava per le strade, il traffico (paragonabile alle nostre città italiane ma Seoul ha 10 milioni di abitanti!) e i grattacieli, i "giganti della città" che svettavano nel cielo terso, tutti diversi, tutti uguali, con grandi schermi appoggiati alle loro pareti che trasmettevanoo pubblicità, immagini, suoni...Potete forse immaginare la mia felicità e la mia emozione in quel momento, tutto quello visto nei drama o nei mahwa era davanti a me! Il pullman ci lasciò davanti al Lotte Hotel, famoso complesso commerciale ed alberghiero a cui l'attore Bae Yon Jong da anni è il testimonial del Duty Free che si trova all'interno; e come volevasi dimostrare appena scese e ritirati i nostri bagagli ci trovammo davanti una sua gigantografia sorridente su una parete dell'hotel/centro commerciale (grande dentiera, grande parete!).


Il pullman ci lasciò nella zona del nostro hotel, ma tra i tanti grattacieli non fu facile trovare subito il nostro. L'Ibis Hotel si trovava in zona, vicino a quella strada larga, vicino a quella piazza ma dove? La Curry provò a chiedere informazioni senza ottenere aiuto, mentre io già notavo la miriade di bancarelle poste ovunque, anche davanti ai più lussuosi hotel, che vendevano di tutto, dai giornali agli snack, dal cibo fresco cucinato al momento, alle bevande ed il mio stomaco era già felice, molto felice...
Ma ecco finalmente il nostro hotel! Bastava lasciarsi alle spalle la gigantografia di Bae, voltare lo sguardo a destra ed era li. Arrivate alla reception, nel giro di pochi minuti, eravamo già in possesso della nostra carta magnetica ed entravamo nella bellissima stanzetta. Inutile dire che dopo esserci preparate il the, per sentirci ancora più nel clima asiatico-coreano, pensammo subito di disfare valigie e collegarci ad internet, per comunicare con le nostre amicuccie in Italia. Dopo aver scritto le solite cavolate sul forum e su MSN, decidemmo di uscire nonostante la stanchezza. Così, senza nessuna indicazione, solo la cartina della mia mitica guida Lonely Planet e alcune cartine prese alla reception dell'hotel, ci avventurammo nella strada pedonale accanto allo stesso: eravamo a Myeong Dong, uno dei centri commerciali e finanziari della città che, scoprimmo molto rapidamente, è sempre piena di gente, negozi aperti, rumore, vita, luci.

Stanche e un po' rimbecillite (insomma il viaggio iniziava a farsi sentire) dopo aver scattato qualche foto, ci capitò qualcosa di così buffo che per tutta la settimana ci ridemmo sopra: un ragazzo coreano che parlava un inglese molto stentato, ci fermò blaterando qualcosa riguardo ad una foto. Io all'inizio capii che voleva gli scattassimo una foto ed invece lui voleva una foto CON NOI perchè, ci disse "...you are cute girl...". Quante risate!
La Curry voleva scappare (in un'auto accanto a noi, dove aveva individuato un bellissimo fanciullo che io mi son persa!) credendo fosse un pazzo, ma alla fine cedette e così ci mettemmo in posa (peccato che il ragazzo in questione, neanche lontanamente assomigliava ad un bel ragazzo coreano) e un amico ci scattò la foto assieme al tipo. Proseguimmo la passeggiata alla ricerca del grosso mercato di Neoum-dang dove, però, non trovammo molti oggetti interessanti (forse oramai i nostri occhi vedevano solo il letto). Così facemmo ritorno in camera e ci addormentammo rapidamente.

Ma la giornata non era ancora finita, perchè lo stomaco reclamava...e fu soddisfatto appieno! Il momento più bello di quella giornata, dopo l'atterraggio a Seoul e il rendersi conto di essere nella capitale coreana, fu appunto la cena. Vista la stanchezza e la mancanza di cartine, scegliemmo uno dei tantissimi ristorantini vicino all'hotel dove c'era veramente l'imbarazzo della scelta. Un locale molto carino che preparava solo noodles in vari modi. Non era solo la fame, non era solo la felicità, erano veramente buonissimi! Se ci penso, ho già l'acquolina. E per fortuna le bacchette erano di legno, una delle uniche volte in quella settimana, dove poi ci dovemmo abituare, volenti o nolenti, ad usare quelle "ufficiali" di ferro (con le manovre da contorsionista della Curry).


Ma guardate, cosa ci trovammo davanti poco vicino al ristorante, su di un muro di una palazzina!
È proprio vero che noi siamo famosi in tutto il mondo!
Chissà se sanno leggerlo il significato di quelle parole! E poi perchè su quel muro? xD
Poi finalmente la nanna... sotto il cielo di Seoul, lo stesso di So Ji Sub!





# Secondo Giorno - Giovedì 02/11/2006

Svegliarsi a Seoul, sotto lo stesso cielo di Sonick, e con la sveglia del cellulare di Curry che suona una delle canzoni più belle del drama di I'm sorry I love you ("Chuh eum geu ddae ro" di Jung Jae Wook) è stata una sensazione che non dimenticherò mai. Ancora oggi se sento questa canzone mi tornano alle mente quei momenti e quei ricordi.
Alle ore 10 avevamo appuntamento con la mia amica Saturn, la ragazza che tiene i contatti con le fan straniere di Sonick, che mi ha aiutato e consigliato tanto per il viaggio, che traduce molti articoli e news sull'attore, che segue Ji Sub dai suoi esordi e che ha così tanto materiale sull'attore che la stessa agenzia di Jisub, la BOF, le ha chiesto alcuni video. Ero un po' tesa perché il mio inglese non è buono, inoltre non avevo mai visto questa ragazza, anche se il rapporto epistolare era sempre stato dei migliori. Saturn ci stava aspettando nella hall dell'albergo: era una ragazza con un sorriso molto cortese, gentile, un poco titubante e timida. Portammo l'enorme pacco DHL nella nostra stanza e poi andammo a a fare colazione in una boulangerie vicinissima all'hotel (sì, lo confessiamo, non era la tipica colazione coreana, ma era un posticino così invitante pieno di dolci, brioches, caffè, cappuccini veramente buoni, come in Italia... che non abbiamo resistito).

Chiacchierammo fino quasi a mezzogiorno, senza rendercene conto di svariati argomenti da Ji Sub ai film coreani in Italia, dallo shopping al cibo: in breve tempo io e querida entrammo in confidenza con lei e le timidezze reciproche sparirono. Ed in questo frangente io e la Curry iniziammo a sperimentare quello che poi avremmo fatto per tutta la vacanza: ovvero trovarci, senza neanche rendercene conto, a parlare in inglese tra di noi, scoppiando a ridere come sceme!
Saturn ci consigliò di andare a visitare il Mapo Office, dove my dear Sonick, stava prestando servizio civile (perché io non ci avevo pensato?!). Così, armate di volontà e agitazione, soprattutto da parte mia, arrivammo davanti agli uffici indicati da Saturn (con tanto di piantina), situati, tra l'altro, non lontano dall'Olimpic Stadium, utilizzato per i Campionati Mondiali di calcio.
Beh, la sua macchina non c'era, magari era già andato via, magari era posteggiata nel garage...chissà! Grazie alla tenacia della Curry, seguimmo i consigli di Saturn e titubanti, entrammo in una sorta di "trattoria" proprio di fronte agli uffici, frequentata da impiegati del luogo e qualche volta, anche da lui stesso. Ovviamente lui non c'era, ma fu ugualmente molto divertente pranzare lì, perchè i proprietari non conoscevano una parola di inglese; un signore di mezza età cercava disperatamente di farci capire qualcosa in un inglese stentato, peggio del mio: ci chiese da dove venivamo, perché eravamo li (e io risposi che "ovviamente" che eravamo li per turismo...sì, sì, in un luogo periferico con soli uffici...per turimo? Come no!), ma senza saperci aiutare, con le pietanze del menù scritte tutte in coreano. Alla fine, probabilmente impietosito, un ragazzo ci spiegò aveva ordinato per noi gli stessi piatti prese da lui. Ottima scelta!

Eravamo dubbiose perché nessuno delle persone accanto a noi beveva e noi, assetate, non sapevamo se era possibile e soprattutto educato andare a riempire un bicchiere, dal dispenser in fondo alla stanza... così rimanemmo a bocca asciutta, ma devo dire molto soddisfatte di un pranzo ottimo, con un prezzo irrisorio (appena 5 euro a testa per tutto quel cibo). Uscite dalla trattoria, ci precipitammo in un market piccolo proprio quasi di fronte all'entrata del Mapo Office, ad acquistare due bottigliette di acqua "coreana". Naturalmente il mio occhio era sempre puntato sull'uscita degli uffici, ma non vedemmo nulla. Era probabilmente troppo tardi, perchè il fanciullo entrava molto molto presto in ufficio, potendo quindi uscire appena dopo la pausa pranzo, forse anche prima di quando noi eravamo arrivate. Terminato questo compito, cosa potevamo fare a Seoul oltre che turismo culturale? Ovviamente Shopping! Così andammo nella zona commerciale che Saturn ci aveva consigliato, In Sadong. Grazie alla super efficente metropolitana e alla cartina della metro della mia guida turistica, trovammo la zona molto facilmente e ci tuffammo letteramente in questa via piena di negozi di souvenir uno più bello dell'altro. Ai primi due negozi io e la Curry, ci saremmo già comprate tutto! Così facemmo un profondo respiro e con calma e tranquillità, proseguimmo "cercando" di concludere solo acquisti ocluati (seeeeehhh!). Il primo pensiero fu per le amiche in italia, non è da tutti i giorni andare a Seoul e volevamo qualche bel ricordino per tutte. Dopo i primi timidi acquisti, però, andammo a briglie sciolte e ci scatennammo in breve tra bacchette, astucci, specchietti, portachiavi, tazze, tovagliette... tutto rigorosamente in stile coreano.



La giornata, iniziata con un cielo ingrigito, era decisamente migliorata, c'era un bellissimo cielo terso azzurro, che tendeva sempre più verso il blu scuro, mentre il sole stava calando. Lo shopping sfrenato arrivò al suo culmine in una sorta di grande store, con all'interno vari banchi di privati che vendevano quasi esclusivamente materiale legato ai drama, agli attori e alla cultura e tradizione coreana. E così non ci potevamo far scappare il gadget per eccellezza, quello su cui ogni fan di Winter Sonata (e Gnoma in particolare) ha sbavato ed ha bramato di possedere: i calzini di bae! I gadget dramosi erano abbastanza "homemade"; non erano infatti oggetti originali, ma questo donava loro un non so chè di tenero, di originale, di casalingo. In questa lunga via piena di negozi, i turisti erano decisamente di più rispetto alle altre zone, la maggior parte di loro erano asiatici, gli occidentali erano rari; infatti ci siamo spesso delle mosche bianche e l'attenzione della gente puntata verso noi, uniche occidentali turiste.


Quella sera, incuriosite dalle tante bancarelle, che cucinavano cibo ai bordi delle strade, affollate di coreani di qualsiasi età e ceto sociale, mangiammo una sorta di "spiedini di carne glassati". Qualcosa di divino...che da soli meriterebbero un viaggio in Corea, ve lo assicuro! Ma la nostra bellissima serata continuò tra i negozi e le luci accese fino a tardi, la folla che camminava tra le strade pedonali, le macchine ed il traffico ancora sostenuto, le bancarelle che sfonavano cibo in continuazione, i ragazzi che suonavano per strada e le gigantografie di Rain che pubblicizzava gli abiti Giordano. Ci fermammo in una cioccolateria a goderci questi momenti di vacanza e a rilassarci, per essere finalmente dove avevamo desiderato tanto (io in particolare^^). Prima di andare a nanna, però, non poteva mancare una foto dalla finestra del nostro hotel, per immortalare quella bella serata e quelle luci.




# Terzo Giorno - Venerdì 03/11/2006

Il giorno culturale era arrivato: fin dalla mattina presto eravamo pronte per andare a visitare la fortezza di Hwaseong nella città di Sewon, un complesso in parte originale e in parte ricosctruito, che fu sede reale fuori dalla capitale. L'efficente rete metropolitana di Seoul ci stupì nuovamente, in circa 45 minuti arrivammo molto lontano dalla città, oltre la periferia, nella città di Sewon. Appena uscite dalla stazione c'era il pullman della gita che ci aspettava; capitammo con un gruppo di giapponesi e quindi addio spiegazione con la guida che non spiccicava neanche un "Hello". Fortunatamente si trovavano anche cartelli esplicativi in inglese che ci permettevamo di capire qualcosa in più, altrimenti avremmo continuato a sorridere alla guida con epsressione ebete come se compressimo qualche parola. Il luogo e la gita furono molto interessanti, la fortezza è in parte originale ed in parte ricostruita ed è patrimonio mondiale dell'umanità sotto il controllo Unesco.

Il tour proseguiva nel grande complesso residenziale reale Hwaseong Haeng-gung, dove sono stati girati il drama "Daejanggeum" e il film "The King and The Clown". Nella residenza trovammo infatti molti manichini vestiti come i personaggi dell'epoca e che ricordavano, appunto, che nella fortezza era stato girato il drama storico, sul personaggio di Daejanggeum. A causa della nostra guida giapponese, che non fu solerte a spigare anche a noi povere occidentali, come era il programma, ci rendemmo conto un po' in ritardo di una interessante esibizione di artisti ed atleti sul piazzale fuori dalla fortezza, che imitavano cambattimenti, arti marziali e quant'altro al ritmo di musica e tamburi.





Dopo queste due fortezze reale, il giro turistico proseguiva in uno dei set drama e movie della KBS. Non ero mai stata in un set cinematografico e fu molto interessante visitare le finte case, le strade, i locali, le stanze dove sono stati girati tanti drama e film.




Terminata questa gita, che ci era piaciuta davvero molto, e che consiglio a tutti coloro, che avranno il piacere di visitare Seoul, lo stomaco iniziava a farsi sentire e in men che non si dica, eravamo sedute in una bancarella a sbaffarci degli ottimi ravioli di verdura al vapore con minestra di verdura, nel sottopasso enorme della metropolitana (niente a che vedere con i sottopassaggi della metro in Italia). Nella serata finalmente arrivavano le mie prima amiche asiatiche: Sayuri e Yuri dal Giappone, Follin e le sue amiche dalla Cina! Dopo aver atteso Yuri che aveva l'aereo in ritardo e le valigie che non arrivavano, ci recammo in una zona piena di ristorantini e locali, molto frequentata da giovani e universitari. La fame ci aveva oramai tolto le forze (erano quasi le 22), così scegliemmo il primo ristorante che purtroppo cucinava solamente piatti molto piccanti. Tutto cibo molto buono, ma decisamente forte, per i nostri palati e per quello delle mie amiche giapponesi. Nella serata tarda, incontrammo nella hall nel nostro albergo Follin e le sue amiche cinesi, qualche foto e l'organizzazione per il giorno successivo con il MiSa e WHIB tour.