TUNNEL

Recensione a cura di Valinor

Titolo: 터널 / Tunnel
Genere: Fantascienza, Thriller
Anno: 2017 - dal 25.03.2017 al 21.05.2017
Episodi: 16 episodi di circa 60 minuti
Casa di produzione: Coreana - OCN

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Cast

Cast principale

Choi Jin-Hyuk

Park Gwang-Ho

Yoon Hyun-Min

Kim Sun-Jae

Lee Yoo-Young

Shin Jae-Yi


Cast secondario

Jo Hee-Bong

Jeon Sung-Sik

Kim Byung-Chul

Kwak Tae-Hee

Kang Ki-Young

Song Min-Ha

Lee Shi-A

Shin Yeon-Sook

Kim Min-Sang

Mok Jin-Woo

Cha Hak-Yeon

Park Gwang-Ho

Trama

ll drama si basa sul caso Hwaseong del 1980. Un serial killer uccise ben dieci donne e non fu mai catturato. Il contraccolpo psicologico è stato molto forte in Corea (è l'unico caso di omicidi seriali che hanno avuto), tanto che diversi drama e film ne hanno parlato, quasi ad esorcizzare quel fallimento investigativo che non riuscì a consegnare alla giustizia il colpevole.

Tunnel affronta il caso da una angolazione particolare, un po' sci-fi e un po' thriller.
1986: il detective Park Kwang Ho sta indagando su diversi casi di omicidi di donne che sembrano essere collegati tra loro, anche se all'epoca la definizione di serial killer non esisteva ancora. Le donne erano tutte tra i 20 e i 30 anni e indossavano tutte una gonna. Indagare non era facile, non c'era controllo del DNA e neanche molte tecniche oggi consolidate. Inseguendo il presunto colpevole, Kwang Ho attraversa un vecchio tunnel perso nelle campagne attorno a Seoul, e si ritrova, assurdamente, nel 2016, trent'anni nel futuro. Incredulo, preda della disperazione, tenta di riattraversare la galleria, ma niente.
All'inverso la cosa pare non funzionare. Perciò Kwang Ho capisce che è lì per un motivo, catturare il mostro responsabile di tali crimini efferati, e che finché non lo avrà preso non potrà tornare indietro da sua moglie.
Si ritroverà a collaborare con il detective Kim Sun Jae e la psicologa criminale Shin Jae Yi per scovare il killer e consegnarlo alla giustizia, così da poter tornare nel suo tempo.

Commento

Confesso che quando ho iniziato Tunnel, non ero molto speranzosa. Sembrava il solito crime thriller, il solito drama dedicato al serial killer coreano. Quindi niente di nuovo sul Fronte Orientale. Però mi sono detta che una possibilità gliela potevo dare, c'era Choi Jin Hyuk, e a un bel figliolo come lui non si nega una visione. Ma c'era pure l'aggravante del time-travel, ne ho visti tanti, piaciuti pochi (di solito si risolvono in un gran pastrocchio), uno sceneggiatore nuovo alle prime armi... Insomma i motivi per un bel flop c'erano tutti. E invece no: Tunnel è davvero splendido. Un drama solido, intenso, che pone sì l'accento sulla storia più famosa di Corea, ma soprattutto si focalizza sui personaggi, i loro pensieri, le loro azioni, i sentimenti, l'indole e carattere, sui rapporti che intercorrono tra loro. Ciò che lega i protagonisti - comprimari e main leads - è importante tanto quanto sapere chi è l'assassino, vedere come ogni scoperta li colpisce è fondamentale tanto quanto capire chi dover arrestare. E sono così ben tratteggiati, che li ami tutti questi personaggi, persino i cattivi.
Perché ognuno di loro ha una sua individualità e non è il classico pupazzetto bidimensionale che serve solo a mandare avanti la trama. Diventano amici (o nemici) da aspettare ogni settimana, per cui fare il tifo (o a cui augurare le peggio cose). E se in un drama psicologico, magari una vendetta, questa bella profondità te la aspetti pure, in un crime thriller proprio no, normalmente sono altri i focus su cui si punta (l'azione, le scene adrenaliniche, come prendiamo il colpevole declinato in mille modi), quindi pure dal punto di vista del genere, Tunnel è piuttosto inconsueto, non segue i soliti binari. E poi è (anche) un time-travel, e qui il rischio flop era ancora più marcato, perché quando si inizia a giocare col tempo, quasi mai gli autori sanno come concludere la faccenda, quindi vai di cavolate, finali incomprensibili, imbecillità varie, forzature come se piovesse. D'altronde non è neanche tutta colpa di un autore. Dei viaggi nel tempo non si sa NIENTE, quindi un autore si sente libero di sperimentare, ben sapendo che la logica va a farsi benedire quando si parla di tempo. Ma avere tutte le strade percorribili non è sempre un bene, infatti spesso e volentieri le storie time-travel (non solo in Corea) si risolvono in mastodontiche stupidaggini, quando chi le ha scritte non sa più come uscire dal ginepraio in cui si è cacciato da solo, e quindi vai di cose non dette, forzature ad ogni angolo, e quando proprio non sa più che pesci prendere, chiude e basta, poi ti arrangi tu che guardi. Tunnel non è così. Ha una trama degna. L'autore alle prime armi (lodi a lui, inizia proprio bene), non solo non cade nei soliti cliché e stereotipi, ma crea una sua storia, mette sul piatto le sue domande, svolge l'azione e poi risponde a quelle domande. Non fa finta di non averle fatte, se ti pone un quesito (si può viaggiare nel tempo?
Si può cambiare il futuro? Cosa succede se si viaggia nel tempo?) poi ti dà la sua risposta. Che potrà piacerti o meno, ma che ha una sua logica, sempre che di logica si possa parlare con un viaggio nel tempo, che è quanto di meno logico esista. Risponde a tutto Tunnel? No, sarebbe impossibile. Alcuni paradossi temporali sono inspiegabili, la mente umana non ci arriva, non avendoli mai vissuti, a dire cosa succede "dopo". L'autore - saggiamente - ha risposto a tutto ciò che poteva, e al resto... Ognuno potrà dare la sua risposta, e questo senza che il drama ne risenta minimamente. Un finale intelligente che ti lascia soddisfatta e consapevole di non aver buttato dalla finestra 16 ore della tua vita. Se poi ci aggiungiamo un'ottima regia e un cast in stato di grazia, il capolavoro è servito. Consigliatissimo!