La lingua coreana

# Un po' di storia...

L'alfabeto coreano, Hangul (한글), fu creato sotto il Regno di Sejong il Grande (세종대왕), quarto re della dinastia Joseon, che regnò dal 1418 a 1450, anno della sua morte.

Fu completato tra il 1443 e il 1444 e pubblicato due anni dopo nel documento Hunmin Jeong-eum, da cui l'alfabeto prese il nome. Il 9 ottobre di ogni anno in Corea si celebra l'Hangulnal (한글날) ovvero il giorno in cui si festeggia la nascita dell'hangul. Al tempo della creazione dell'hangul, in Corea si utilizzavano i caratteri cinesi (hanja) per rendere per scritto il coreano parlato, ma questi erano sia difficili per la popolazione povera, sia inappropriati nel riprodurre esattamente i suoni. Successivamente alla sua creazione, l'hangul fu accantonato e addiritura proibito da alcuni governi successivi fino a quando, nel XIX secolo, non fu visto come un simbolo nazionale di unificazione in vista anche di un possibile distacco dall'influenza secolare della Cina. Fu sotto il terribile dominio giapponese che l'hangul venne nuovamente proibito e censurato, poi, dopo il 1945, anno all'indipendenza, l'hangul divenne lingua ufficiale della Corea.


# L'alfabeto coreano e la romanizzazione

È una lingua appartenente al ceppo altaico, insieme al giapponese, al turco, al mongolo e al mancese-tunguso, è una lingua che condivide molte caratteristiche morfologiche con le lingue "agglutinanti". L'ordine della frase è S (soggetto) O (oggetto) V (verbo), anche se c'è una certa libertà nella sintassi, purché il verbo stia alla fine della frase. Genere e numero sono assenti come elementi grammaticali, e spesso sono ricavabili solo dal contesto. Questa tendenza a dipendere dalla situazione contestuale fa sì che vengano eliminati dalla frase tutti gli elementi che possono essere ricavati dal contesto. Alla radice del verbo si aggiungono desinenze finali che indicano il livello del parlato, il tempo e il modo, il tipo di frase e così via. La lingua è inoltre ricca di sistemi onorifici sul piano del lessico e dei livelli di parlato.
Questi vengono quasi sempre indicati dal suffisso finale del verbo. Vediamone alcuni:

Queste forme vengono usate per i verbi in tutte i tempi (presente, passato, trapassato e futuro probabile).


L'alfabeto coreano è attualmente composto di 40 lettere (19 consonanti e 21 vocali). Esso distingue tra consonanti sorde e sonore; questa distinzione dipende da molteplici fattori, tra cui la posizione all'interno della parola. Le consonanti sorde si dividono a loro volta in ordinarie, aspirate e forti, mentre quelle sonore in esplosive, affricate, fricative, nasali e liquide.


L'alfabeto coreano compone una parola raggruppandone i suoni in un blocco sillabico e non in linea orizzontale, ma in gruppo. Per sillaba s'intende un gruppo di lettere composto da una vocale e una o più consonanti pronunciate con una sola emissione di voce. Quindi le lettere sono raggruppate e poste secondo l'ordine dall'alto verso il basso, e da sinistra a destra; se la parola ha consonanti finali, queste sono poste in basso. La sillaba grafica ha sempre una consonante all'inizio, anche quando la sillaba inizia foneticamente con una vocale: in questo caso si antepone un cerchietto ㅇ che indica consonante zero, cioè priva di suono.

Le unità sillabiche possono essere composte da:


Fino al 2000, per il coreano sono stati in uso vari sistemi di trascrizione in caratteri latini, il principale dei quali è stato il McCune-Reischauer che viene ancora oggi usato da buona parte degli studiosi occidentali, mentre il governo coreano ha adottato in quella data un proprio sistema di "romanizzazione" che sta a cavallo tra un sistema di traslitterazione e uno di trascrizione. Comunque questo sistema adottato dal governo sudcoreano, è ormai riconosciuto da molti dei media europei ed è adottato in Corea per indicare tutti i nomi geografici. In questo sistema adottato dal governo coreano, le consonanti sono all'inglese e le vocali all'italiana.
Quindi gi si leggerà come l'italiano "ghi" (e non come l'italiano "gi") e chi si leggerà come l'italiano "ci" (e non come l'italiano "chi"). Stabilito questo, bisogna ricordare che l'alfabeto coreano non è fonetico come il nostro, ma fonematico, e la contrapposizione fra occlusive e affricate sorde e sonore non è distintiva come da noi, mentre invece lo è la contrapposizione fra aspirate e non aspirate.

Di conseguenza gi/ga si leggeranno come i nostri "ghi"/"ga" in italiano e ji/ja si leggeranno come i nostri "gi"/"gia". Ma, a causa del fatto che queste lettere traslitterate coincidono con lettere dell'alfabeto coreano, non corrisponderanno in realtà a dei suoni, ma a dei fonemi. E questi fonemi potranno avere dei suoni diversi a seconda dei loro confini sonori. Avremo quindi che gi/ga, oltre che essere letti come i nostri "ghi"/"ga" [con consonanti sonore], in certe condizioni si potranno anche leggere come i nostri "chi"/"ca" [con consonanti sorde], mentre ji/ja, oltre che essere letti come i nostri "gi"/"gia" [con consonanti sonore], in certe condizioni si potranno leggere anche come i nostri "ci"/"cia" [con consonanti sonore]. Per le vocali, il digramma ae è una nostra "è" aperta, eo è la nostra "o" aperta, mentre eu è un suono che si avvicina alla "e muta" (e muet) del francese, ma pronunciata con le labbra non protruse. La oe e la wi, pur avendo di solito un valore dittongale, assumono talvolta, nella pronuncia delle persone anziane, il valore che hanno rispettivamente le vocali "ö" e "ü" in tedesco.