Guida ai drama


# Nome di nascita

Nome in giapponese è Namae (名前) e indica il nome e cognome di una persona. Una caratteristica dei nomi giapponesi è che questi hanno anche un significato a seconda di quali Kanji si utilizzi per comporlo. Ad esempio, il nome EMI sarà 恵美 coi kanji di "grazie" e "bellezza", oppure 絵美 coi kanji di "pittura" e "bellezza". Appunto per questa planarità di possibilità nello scrivere lo stesso nome, in Giappone si usano tantissimo i Meishi (名詞), i cosiddetti biglietti da visita. In questo modo, non solo rimarrà il contatto, ma allo stesso tempo la persona saprà comi si scrive il nome dell'interlocutore senza doverlo chiedere.

Se invece siete curiosi di sapere come sarebbe il vostro nome in giapponese, sappiate che non verranno utilizzati i kanji, ma l'altro sistema di scrittura, il Katakana (カタカナ), e ad esempio Elena sarà エレナ oppure Anna si scriverà アンナ. Eccovi poi alcuni dei cognomi più diffusi nella terra nipponica.


# Parentele


# Onorifici

Per gli appassionati di drama, l'abitudine giapponese di usare onorifici attaccati ai nome non è certo un mistero. Infatti, in Giappone, si usano diversi appellativi di seguito al nome o al cognome, a seconda della confidenza e della relazione tra i due soggetti.


# Regole di comportamento

Il Giappone rimase relativamente chiuso agli influssi esterni per secoli, e fu solo dopo la forzatura da parte americana che aprì le sue frontiere all’esterno con le relative conseguenze. Il risultato di questa prolungata chiusura è che, ancora oggi, sopravvivono diverse tradizioni e comportamenti sociali rimasti profondamente radicati nella popolazione. Il primo a cui potete pensare è l'inchino. Sicuramente vi sarà capitato di vedere nei drama i vari protagonisti del caso inchinarsi quando incontrano un loro superiore etc. L'inchino infatti è la forma di saluto in giapponese, come qua da noi è la stretta di mano.
Esso esprime il rispetto per l'altro, concetto chiave della cultura giapponese. Ma non solo, l'inchino è previsto anche per le scuse, e tanto più ampio sarà il grado più profonde saranno le scuse, tanto da arrivare fino all'inchino da seduti, ovviamente nella posizione giapponese sulle ginocchia, portando la la testa a toccare il suolo.

Un'altra tradizione tipica della loro cultura è quella di lasciare le scarpe fuori dalla porta prima di entrare per indossare invece delle ciabatte. Se vi capitasse quindi, ricordatevi di togliervi le scarpe sull'uscio. Ma sicuramente sarà una cosa che vi verrà praticamente automatica vedendo l'ingresso. Infatti appena entrati nelle case è come ci fosse una specie di buca, come se ci fosse il pavimento ribassato, o se preferite, come se il pavimento della casa fosse rialzato. Si crea quindi una sorta di gradino su sui magari sedersi, o anche senza per i giapponesi che compiono questo gesto automaticamente, per indossare le scarpe da casa.
Altra cosa a cui fare attenzione se vi capiterà di mangiare in compagnia di qualche giapponese è l'utilizzo delle bacchette. Ormai la maggior parte delle persone anche qua da noi sanno maneggiarle, ma ricordate di non giocherellarci e soprattutto di non infilzare mai il cibo con esse, o di conficcarcele dentro. Questo tipo di gesto infatti si ricollega alla morte. In Giappone, le famiglie hanno ognuna un piccolo altare per gli antenati e gli scomparsi, e in genere si fanno offerte di cibo, frutta dolci e una ciotola di riso, in cui vengono inserite le bacchette, conficcate dentro e non più appoggiate sopra la ciotola come fanno vivi. È un gesto di rottura col mondo dei vivi. Quindi ricordatevi di non farlo! Anche mangiare e starnutire per strada sono segni ritenuti di grande maleducazione.


# Livelli formali

Forse avrete notato guardando drama che, alle volte, le espressioni utilizzate in contesti formali, sono diverse da quelli della quotidianità casalinga.
Infatti, in giapponese esiste un rigido sistema di livelli linguistici decisamente più complesso del nostro semplice "dar del Lei". Ogni persona, a seconda dell'interlocutore a cui si rivolge, dovrà utilizzare una forma ben precisa e codificata dalla società giapponese. Questo linguaggio formale si chiama keigo ed è principalmente un linguaggio che in "genere innalza" l'interlocutore e che "abbassa/degrada" sé stessi nella conversazione.
Ovviamente questa tipologia è utilizzata in contesti lavorativi e formali, mentre nella quotidianità si usa quella che è chiamata la forma in "te/masu" e ancora a livelli più informali la forma "piana". Solo con questi pochi accenni vi farà avere un' idea della complessità di questo sistema.


# Cibo e bevande

Ormai il cibo giapponese non è più completamente un mistero per noi italiani. Di ristorantini di sushi (すし) ormai è pieno e quasi tutti hanno provato almeno una volta questo piatto, o se non ne hanno avuto il coraggio lo conoscono di nome. Ma il sushi non è che una ristretta parte della cucina giapponese, anzi si compone di tantissimi altri piatti. Se da noi quando si dice cucina giapponese si pensa subito al sushi, va detto che in realtà questo piatto in giappone non è così "popolare" come da noi. Infatti è un piatto costoso, di lusso quasi, una delizia che ci si concede una volta ogni tanto. Il pasto "base" giapponese è composto in primis dal gohan (ご飯) il riso, in genere accompagnata da una zuppa e del pesce bollito o alla piastra. Il riso è la base di moltissimi piatti, e lo si consuma sia a cena che a colazione. È alla base anche del pranzo che spesso e volentieri i giapponesi consumano fuori casa, nelle mense scolastiche o negli uffici.


Ormai ben noti agli appassionati di drama sono i tipici pranzi al sacco giapponesi, i bento (弁当). Contenuti in scatoline, a uno o più ripiani, a volte sono delle vere opere artistiche, non si limitano a contenere i pasti, ma ad essere, ancora prima che per la bocca, un piacere per gli occhi. Sicuramente vi sarà infatti capitato di vedere in queste scatoline il riso disposto per ricreare figurine o animaletti, soprattutto per i bento dei bambini. Altro tipico piatto d'asporto e a base di riso è l'onighiri (おにぎり). Non si tratta che di semplici palline di riso, il più delle volte plasmate a forma di triangolini, e contenute da un'alga. Possono essere ripiene con uova, tonno o di umeboshi, a seconda dei gusti.


Probabilmente i seguenti piatti vi sarà capitato di vederli anche nei nostri negozi italiani, infatti sono ormai molto diffuse le loro versioni precotte, qui come in patria. I famosi noodle istantanei, pronti in tre minuti, altro non sono che la versione rapida di questi piatti. Se invece avete voglia di consumarli freschi, esistono i tipici chioschetti di strada dove in genere si possono mangiare Ramen (らめん) e Udon (うどん). Questi non sono altri che una sorta di spaghettoni in brodo, e altri ingredienti che variano a seconda dei gusti e della località. I Yakisoba (焼きそば) sono sempre una sorta di spaghettoni, ma questa volta saltati in pentola e conditi con verdure, come zucchine e carote. Anche di questo piatto esistono innumerevoli varianti che prevedono l'inserimento di pezzetti di carte o di gamberetti. Un altro piatto che si trova per le bancarelle per strada sono i takotaki (たこ焼き) , polpettine di polpo (il nome vuole dire appunto polpo “taki” cotto “yaki” ) ricoperte di una particolare pastella e cotte su una apposita piastra fatta di tanti scompartimenti rotondi.

Messi in genere in pacchettini con sei polpette, vanno mangiati appena fatti e caldi con dei piccoli spiedini. Se vi capitasse invece di andare nei pressi di Osaka o di Hiroshima, non lasciatevi sfuggire l'occasione di provare l'Okonomiyaki (お好み焼き) , questo piatto assomiglia quasi ad una nostra frittata: gli ingredienti base sono un impasto di uova e farina in cui aggiungere in genere verdure, gamberetti e aromi,e da condire poi con una tipica salsa otafuku e il katsubushi (una sorta di tonno essiccato e in scaglie). A seconda poi della località le varianti saranno molteplici. Piatto molto sostanzioso e anche caratteristico, in quanto nei ristorantini tipici, ci si siede attorno ad un tavolo che altro non è che la piastra su cui cuocersi direttamente gli okonomiyaki e girarseli da sé con le palette apposite molto simili a delle spatole.


In Giappone, il liquore nazionale è il sake (酒), ma la birra è anch'essa diffusissima se non più comune. Esistono infatti diverse marche di birra, come la Kirin o la Asahi. Il vino, è apprezzato, ma è decisamente un prodotto più d'élite, considerando che in genere è sempre d'importazione. Segno di elevata estrazione sociale e cultura è saper praticare la cerimonia del te (cha no yu 茶の湯). Tale pratica, che fonda le sue radici nella storia giapponese, è ancora oggi praticata e stimata moltissimo. Ovviamente esistono poi le bevande normalmente diffuse, ma in particolare è interessante la presenza nelle macchinette di piccoli contenitori di latte, a volte anche latte al cioccolato o alla fragola, e svariate varianti di te come il te verde i il te oolong.


# L'importanza del gruppo contro il singolo

Per capire molte delle dinamiche che caratterizzano i popoli asiatici, è importante parlare di questo aspetto: in Giappone, e in Asia in generale, il concetto di singolo o se stessi è sempre subordinato al benessere del gruppo a cui si appartiene, sia esso il nucleo famigliare, il contesto lavorativo o scolastico. Questa impronta deriva dalla filosofia della Cina, che per secoli è stata la promulgatrice di cultura e centro della sapienza in Asia. Così il Giappone ha importato non solo il suo sistema di scrittura, ma anche questa impostazione culturale.
Dunque non stupitevi più quando nei drama giapponesi, il benessere del singolo personaggio è sempre in secondo piano rispetto al gruppo, e al benessere collettivo.


# Espressioni comuni